Scarsità di chip, televisori più cari del 30%

Presto aumenteranno sensibilmente anche portatili, smartphone, e componenti elettronici.



È ormai da un paio di mesi che si parla di problemi nell'approvvigionamento di chip che rischiano di durare - secondo alcune previsioni - fino al 2023, e i primi effetti sul mercato stanno iniziando a farsi vedere.


I primi prezzi che, in conseguenza di questo fenomeno, presto saliranno in maniera sensibile saranno quelli dei dispositivi dotati di schermo: dagli smartphone agli smartwatch, dai tablet ai laptop, fino ovviamente ai monitor e ai televisori.


Proprio in merito a questi ultimi, Samsung ha già lanciato l'allarme: l'azienda coreana prevede che la scarsità di componenti, con il conseguente aumento dei costi, produrrà un aumento medio dei prezzi finali addirittura del 30% per i modelli di dimensioni maggiori rispetto ai prezzi praticati la scorsa estate.


A incidere su ciò, oltre alla mancanza di chip, è l'aumento dei costi di produzione dei pannelli: quelli dei TFT già dall'anno scorso sono per esempio aumentati del 50%, e non sono previsti cali significativi nel corso del 2021.


Chi avesse deciso di attendere l'anno in corso o il prossimo per cambiare il televisore contestualmente al lancio del DVB-T2 in Italia dovrà quindi prepararsi a rifare i conti: il budget stanziato per l'acquisto potrebbe non essere più sufficiente.


Se a tutto ciò si aggiunge un generale rincaro di moltissime materie prime, si prevede facilmente un immediato futuro in cui certi prodotti verranno posposti e quelli disponibili saranno significativamente più costosi rispetto a quanto eravamo abituati.


Esempi già tangibili di questi fenomeni sono la decisione di Apple di rinviare l'avvio della produzione dei nuovi iPad e MacBook e l'annuncio, da parte di Micron, di un inevitabile aumento dei prezzi delle DRAM dovuto al calo delle forniture. Il problema si sente anche in altri campi, da quello dei portatili (in cui la produzione non riesce a star dietro alla domanda e le scorte vanno assottigliandosi, a sentire i produttori) a quello dei router, dove si registrano ritardi anche di 60 giorni tra la creazione di nuovi ordini e la consegna dei prodotti finiti.

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