Localizzazione al chiuso grazie al 5G

Dove non arrivano i satelliti del GPS arriva la rete cellulare di quinta generazione.



Quando si parla di 5G, non è raro incontrare persone che lo accusano di ogni nefandezza, dal controllo a distanza delle particelle di grafene (al fine di influenzare i pensieri delle persone, che inconsapevolmente si sono fatte iniettare il grafene stesso) alla diffusione di virus.


C'è però qualcosa che il 5G sembra ben adatto a fare e che, nelle mani sbagliate, potrebbe avere usi poco leciti: offrire un sistema pratico e relativamente economico per la localizzazione all'interno degli edifici.


È da anni che si parla di soluzioni che consentano di fare al chiuso ciò che il GPS fa all'aperto, ma finora le alternative proposte erano macchinose, costose, o possedevano entrambe le caratteristiche.


Ora però Qualcomm ha presentato una tecnologia denominata 5G Positioning Evolution, che non solo utilizza i segnali 5G ma li dà anche in pasto a degli algoritmi di intelligenza artificiale appositamente sviluppati per aiutare nel definire con precisione il posizionamento.


La proposta è accattivante dal punto di vista economico poiché non necessita di un'infrastruttura apposita (come quella presente in certi centri commerciali per offrire questo tipo di servizio) ma si appoggia alle reti 5G, utilizzando le torri che stanno venendo piazzate e gli smartphone (o altri dispositivi analoghi) che supportano questo standard.


La localizzazione si basa innanzitutto sul segnale, corredato di indicazione di data e ora, inviato periodicamente dall'apparecchio dell'utente ai più vicini punto di accesso alla rete 5G; i dati inviati sono molto pochi, e praticamente non consumano banda.


Ogni punto di accesso riceve il segnale in momenti lievemente differenti e, grazie a questa differenza, il sistema è in grado di triangolare la posizione del dispositivo (e, di conseguenza, quella dell'utente che si presume lo abbia con sé).


L'intelligenza artificiale entra in gioco nel momento in cui si considera che questo sistema, tutto sommato semplice (è analogo a quello usato dal GPS), risente delle interferenze dell'ambiente: muri e ostacoli vari possono compromettere il segnale falsando la posizione - secondo i test di Qualcomm - anche di diversi metri.


Qualcomm ha dunque realizzato una rete neurale e l'ha "addestrata" - piazzando dei codice QR in punti la cui posizione era nota al 100% - a compensare questi errori dovuti all'ambiente, riuscendo a ottenere una precisione inferiore ai 30 centimetri.


Questa parte del sistema prevede quindi, affinché la localizzazione sia efficace, che per ogni luogo sia realizzata una mappatura estremamente precisa, ma nel complesso l'idea di Qualcomm resta più funzionale delle alternative elaborate sinora, poiché usa hardware esistente (o in costruzione) e protocolli già standard.


Resta chiaramente difficile prevedere se mai questa invenzione prenderà piede, o se magari sarà limitata a quei luoghi (come i citati centri commerciali) che già oggi offrono servizi di localizzazione per gli utenti al loro interno e che vorranno abbattere i costi eliminando l'infrastruttura proprietaria (che richiede manutenzione).


Qui sotto, il video di presentazione:



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